Lilith è un potente archetipo, oscuramente sensuale, che penetrando e seducendo la tua anima la cattura e la trascina nel suo carnale ed erotico regno.
Lilith si ribella al volere di Dio che la vuole sottomessa ad Adamo, abbandona l’Eden e si rifugia nel Mar Rosso, rifiutando di tornare nel paradiso terrestre nonostante il Signore mandi alcuni angeli per convincerla.
Lei sceglie l’indipendenza, si sente, legittimamente, pari all’uomo quindi non accetta nessuna gerarchia e non si umilia a compromessi, scende nel suo inferno ma non ne esce, non si trasforma, si arena nella sua rabbia che come sabbie mobili la soffocano.
Lilith non accettando di vivere il dolore del rifiuto e del tradimento da parte del suo Creatore e del suo compagno, non assimila la sofferenza e probabilmente neanche i suoi sensi di colpa, usando il suo oscuro e magnetico potere per distruggere.
È una divinità che non conosce il perdono né per sé né per il suo prossimo, quindi non si concede, ma sfrutta l’altro per soffocare la sua empia solitudine.
Lilith, quindi, si isola, fugge da se stessa, rinnega il desiderio di essere riconosciuta da quel suo maschile che non redime e non si concede il permesso di vivere l’amore condividendo questa possente energia con l’altro.
E’ ben noto, che, nella nostra interiorità agiscono sia forze maschili che femminili, le quali se non scorrono liberamente e se non operano in sinergia, si creano disagio, sofferenza, malattie, per cui non riusciamo né a goderci la nostra incarnazione, né ad onorare il nostro corpo, la nostra sensualità ed a perseguire il nostro cammino spirituale.
La mancata redenzione della nostra Lilith ci conduce, quindi, ad una fatale staticità che ci costringe , vita dopo vita, ad affrontare nuovamente e probabilmente in maniera sempre più ostica e straziante, la scarsa comunicazione tra femminile e maschile.