Venere Epitimbria l’oscuro volto della Dea di Lucia Ungarelli
Venere, Afrodite nell’antica Grecia, è una figura monopolizzata e stereotipata come una dea superficiale, vanitosa e permalosa, che attrae e seduce solo per gonfiare il proprio ego; e tutto ciò è ben lungi dall’essere la sua vera natura.
La divinità dipinta dal Botticelli, quale ideale di eterea bellezza e grazia, ha un volto oscuro.
Epitimbria è un appellativo antico, quasi dimenticato, dato a Venere per indicarne il suo aspetto ctonio e misterioso, che la vede Signora delle tombe, che ne rivela il lato connesso alla morte e alla rinascita simile ad altre oscure dee come Persefone ed Ecate.
La possiamo immaginare di fianco a noi quando, sfiniti dal dolore, stiamo ricurvi dinnanzi all’ultima terrena dimora dei nostri cari.
È colei che accompagna coloro i quali, attraverso il lutto al pari dell’amore, compiono il triste e tormentato viaggio che li inizia ai misteri dei cicli della vita.
Nei racconti mitologici è protagonista di storie d’amore con svariati uomini e dei, Venere non viene mai presa con la forza è lei che sceglie con chi giacere, e non rifugge la lotta quando rivendica per sé il pomo della discordia che stabilisce quale sia la dea più bella dell’Olimpo.
In un altro mito Venere sottopone Psiche, nella sua storia con Amore, a prove estremamente difficili per le quali Psiche deve ricorrere a tutte le proprie risorse per superarle e redimersi in modo da potersi ricongiungere al suo amato.
È quindi una dea alchemica, poiché l’amore ha un enorme potere trasmutativo, che evidenzia il lato oscuro del desiderio e che ci costringe a compiere un angoscioso viaggio nella nostra interiorità, ci mette difronte alla scelta di fare morire parti di noi per poter rinascere e aprirci totalmente all’altro, a lasciarci andare fiduciosi alla passione, consapevoli del rischio di soffrire, ma di non averne paura.
È una dea attraverso la quale impariamo qual è il nostro valore e quali sono le risorse che ci permettono di sopravvivere nel mondo, è colei che governa il segno zodiacale del toro e la seconda casa.
Ci insegna quindi a onorare il nostro corpo, quale tempio della nostra anima, a gioire di ciò che la vita ci dona, a sperimentare la materia attraverso i sensi, a goderci la natura per avere la piena consapevolezza di farne parte; infatti Pandemia è un altro suo nome che esprime la passione, la sensualità e la sessualità.
Come signora del segno zodiacale della bilancia, che segna l’inizio dell’autunno, è portatrice di amore per l’arte, la bellezza, la giustizia, simboleggia la necessità di relazionarsi con l’altro per riconoscere parti di sé, per trovare armonia.
Quando si pensa all’armonia, intesa come uno stato permanente di benessere, immaginiamo spesso di vivere in un mondo fiabesco, dove siamo tutti gentili e rispettosi l’uno con l’altro vivendo in un’illusoria dimensione dalle svariate sfumature di rosa.
Nella realtà, il creato e quindi anche noi, facendone parte, siamo in continua evoluzione, per cui
l’armonia cui Venere ci vuole portare è spesso un processo doloroso, fatto di rotture, incomprensioni e lotte, soprattutto con noi stessi, perché dobbiamo accettare il cambiamento, la fatica costante di trovare la propria centratura per poi perderla di nuovo e ricominciare la ricerca.
È un archetipo complesso, un diamante nero, dalle molte sfaccettature, difficile da vivere se vogliamo fare completamente nostri i suoi svariati talenti.
Affrontare le sue sfide ci conduce nell’oscurità, nel freddo gelo della morte, nell’inverno della nostra anima dove giacciono i cadaveri putrefatti delle nostre maschere.
Venere ci vuole nudi, spogliati da tutto ciò che ci impedisce di connetterci con la nostra vera natura, desidera mostrarci e renderci consapevoli delle creature meravigliose che realmente siamo, libere, uniche e forti delle nostre vulnerabilità.
Afrodite non è misericordiosa, non accoglie come la materna luna, è l’aspetto del femminile connesso al piacere, al desiderio, alla capacità di vivere le nostre autentiche passioni senza nasconderci dietro la paura e condividere con il prossimo i sentimenti e le esperienze.
Dopo esserci sottoposti alla metamorfosi avvenuta durante l’intero viaggio percorso insieme a Venere Epitimbria, emergiamo più potenti nella comprensione del nostro sentire.
Questo è il momento in cui riusciamo a vivere pienamente la gioia dei piaceri terreni, l’amore fisico, l’apprezzare le piccole cose che rendono speciale la nostra quotidianità.
Ci attende, poi, un ulteriore passaggio nel nostro cammino, adesso possiamo ritrovarci al cospetto di Venere Urania, la celeste figlia di Urano, che incarna un amore più spirituale, dove cuore e mente sono
connessi e siamo uniti all’altro in un rapporto contraddistinto da un profondo desiderio di crescita interiore.
Uno degli emblemi di questa divinità è la colomba bianca che simboleggia la pace, la purezza e la sacralità dello spirito, quindi Venere, nei suoi vari aspetti, dopo averci distrutto e purificato ci permette di risorgere, facendo da ponte tra la terra ed il cielo dal quale inizierà un nuovo meraviglioso viaggio.
- articolo pubblicato nelle rivista Le Vie Nascoste nr 3 autunno 2025